Nei commenti relativi alla frequenza giornaliera dei nuovi casi di infezione da Covid-19 si sente dire spesso che l’incidenza dipende spesso anche dal numero di tamponi, cioè dal numero di test molecolari orofaringei eseguiti sulla popolazione. Si deve innanzitutto precisare che il dato relativo al numero di tamponi effettuato ha significato solo come misura di attività e non di diagnostica; infatti i tamponi vengono anche ripetuti sugli stessi individui e vengono eseguiti non solo per diagnosticare l’infezione ma anche per valutare la negativizzazione dell’infezione. Definiamo quindi come misura della frequenza diagnostica non il numero di tamponi eseguito bensì il numero di nuovi soggetti che sono stati sottoposti al test su centomila abitanti Per evitare poi le variazioni infrasettimanali che portano ad eseguire ed a sviluppare meno test durante i fine settimana, consideriamo qui solo le medie mobili settimanali.
Anche per la positività e per l’incidenza rappresentiamo le medie mobili settimanali: la positività è la percentuale di casi positivi sul totale dei soggetti indagati e l’incidenza è la frequenza di casi positivi su centomila abitanti. Si precisa che si usa il termine “caso” per ogni soggetto risultato positivo al tampone non seguendo quindi la definizione di caso che era stata data all’inizio dell’epidemia e che riguardava solo i soggetti con una patologia importante da Covid-19 ricoverati in ospedale.

Le variabili in gioco possono considerarsi le seguenti: innanzitutto “N” il numero totale dei soggetti della popolazione, “C” il numero dei soggetti che contraggono in un giorno il contagio, “D” invece è il numero dei soggetti sottoposti in un giorno ad un test diagnostico (tampone), ed infine “P” il numero di positivi al test. Per la popolazione italiana possiamo considerarla stazionaria anche se ovviamente ogni giorno subisce minime variazioni; qui è considerata parti a  60.346.384 persone.

Quella che definiamo “diagnostica” è il rapporto D/N, cioè la percentuale di soggetti sottoposti al test, positività invece è il rapporto P/D cioè la percentuale di sottoposti a test che hanno dato esito positivo di contagio, P/N la stima dell’incidenza giornaliera di contagio. Di seguito sono rappresentati gli andamenti dei tre indicatori dalle giornate di maggio a quelle di settembre:

In realtà la vera incidenza non è quella qui rappresentata  bensì il rapporto C/N e quindi è opportuno chiederci cosa differenzi l’incidenza stimata dall’incidenza vera, cioè P/N rispetto a P/D. Certamente l’incidenza stimata sottostima l’incidenza vera, ma ciò che forse maggiormente interessa è se il rapporto tra incidenza stimata e incidenza vera rimanga costante o meno e quindi se l’andamento dell’incidenza stimata serva a dare  una immagine affidabile dell’andamento dell’incidenza vera.

I fattori che possono modificare il rapporto tra incidenza stimata ed incidenza vera sono sia la quantità dei test effettuati, sia la strategia di scelta dei soggetti da indagare in funzione del diverso grado di sospetto di probabile rischio di essersi contagiati.
Quindi si deve considerare che ad esempio un aumento dell’incidenza stimata potrebbe dipendere sia da un reale aumento dell’incidenza vera, sia da una scelta di indagare soggetti a maggior rischio, sia, da un aumento del numero dei soggetti sottoposti a test.
Il cambio di strategia sicuramente è avvenuto, e di peso molto importante, dall’inizio dell’epidemia ad oggi; allora si testavano, come già detto, solo i sintomatici gravi e si aveva una positività che sfiorava il 50%, oggi invece si sottopongono al test anche persone per le quali non si ha il pur minimo sospetto diagnostico ma è opportuno, a fini preventivi, valutare la loro negatività. È lecito però ipotizzare che nel breve periodo non ci siano importanti cambiamenti di strategia a meno di eventi conosciuti come i tamponi fatti nei rientri dall’estero o agli insegnanti prima del loro ingresso nelle scuole.

Di seguito si esaminano mese per mese come variano tra di loro le tre dimensioni, diagnostica positività e incidenza, ma si faccia attenzione che non si può sapere se sia intervenuta nel frangente una modifica della strategia di scelta delle persone da indagare ed è per questo che auspichiamo ancora ciò che da tempo chiediamo e cioè di sapere quali siano le quote di test sottoposti ai sintomatici gravi, ai pauci sintomatici, ai soggetti considerati a rischio ed ai soggetti non considerati a rischio e testati con altre motivazioni.

I dati qui analizzati riguardano l’Italia intera e di seguito vengono distintamente analizzati nei seguenti periodi di calendario: 5 maggio – 31 maggio ; 1° giugno – 30 giugno ; 1° luglio – 31 luglio ; 1°agosto – 30 agosto ; 1° settembre - 11 settembre. Nei grafici le frecce indicano la direzione temporale nel mese ed i pallini i valori dei giorni uniti in successione da una linea.

L’analisi vuole aiutare a far capire se le variazioni di incidenza siano funzione delle variazioni nel numero dei tamponi o nella percentuale di positività degli stessi.

Mese di maggio

 

Nel mese di maggio la diagnostica è aumentata sino al giorno 20 per poi diminuire nell’ultimi dieci giorni. L’incidenza è diminuita anch’essa ma non sembra aver avuto una diminuzione maggiore per la riduzione del numero di casi indagati. L’incidenza è scesa invece proporzionalmente alla riduzione della percentuale di casi diagnosticati risultati positivi. Nel mese di maggio i tamponi venivano ancora effettuati solo negli ospedali prevalentemente ai pazienti con sintomi maggiori ma via via se ne è estesa la pratica anche a casi meno gravi portando cosi la percentuale di positività dal 5% all’1%.

Mese di giugno

Nel mese di giugno all’inizio è cresciuto il numero dei soggetti diagnosticati per poi diminuire ed è diminuita pure la percentuale di positività. Non pare che l’incidenza diminuisca a conseguenza della riduzione dei tamponi ma semmai viceversa: si fanno meno tamponi perché ci sono meno soggetti che lo richiedono e comunque la percentuale di positività dei casi diagnosticati decresce sino al valore dello 0,7% per una incidenza dello 0,3 su centomila: ed è quindi il momento di diffusione minima dei contagi.

Mese di luglio

Nel mese di luglio è aumentata inizialmente la percentuale di positivi che ha portato anche alla opportunità di aumentare il numero di soggetti su cui indagare e questo se nei primi istanti ha fatto diminuire la percentuale di positività successivamente questa ha continuato ad aumentare facendo salire necessariamente anche l’incidenza

Mese di agosto

Anche nella prima quindicina di agosto la percentuale di positività è aumentata costantemente mentre il numero di tamponi è rimasto praticamente costante o in lieve diminuzione sino a ferragosto quando, anche osservando l’incremento conseguente dell’incidenza,  ci si è resi conto di ciò che stava accadendo nei rientri dall’estero e nei frequentatori di discoteche. L’aumento importante di tamponi ha dapprima fatto diminuire la positività che poi è cresciuta per il probabile aumento reale dei contagi e unitamente è aumentata l’incidenza.

Mese di settembre

Nel mese di settembre nella prima settimana sono stati in leggero calo i tamponi ed in leggero aumento la positività causando un lieve aumento dell’incidenza. L’inizio della seconda settimana appare enigmatico e si deve aspettare che si concluda il mese per capire qualcosa di più.

In conclusione ci si deve rendere conto che le stime dell’incidenza dei contagi nella popolazione è un indicatore che sicuramente sottostima la realtà e che è utile solo per monitorarne l’andamento, andamento però che dipende non solo dalla reale incidenza dell’epidemia ma anche dall’attività diagnostica, sia come numero di test sia come strategia di scelta delle persone da sottoporre ai test.

E però una banale semplificazione affermare ad esempio che quando la frequenza giornaliera di positivi è diminuita questo per lo più dipende dalla diminuzione del numero di soggetti sottoposti a tampone mentre può accadere che realmente siano diminuiti i contagi nella popolazione.

E per concludere ci sia permesso di rinnovare la richiesta che al momento dell’esecuzione di qualsiasi tampone e poi al momento della comunicazione  del suo risultato, negativo o positivo, si dica quale erano tra le seguenti la motivazione quella per cui lo si era somministrato:

  • Controllo della negatività di un soggetto precedentemente classificato come positivo
  • Controllo della positività di un nuovo soggetto prima mai classificato già sottoposto ad un primo tampone
  • Primo tampone ad un soggetto con una importante sintomatologia riconducibile al Covid-19
  • Primo tampone ad un soggetto con una sintomatologia minore riconducibile al Covid-19
  • Primo tampone ad un soggetto con una sintomatologia di per se non riconducibile al Covid-19
  • Primo tampone ad un soggetto asintomatico con dei sospetti derivanti dai suoi contatti
  • Primo tampone ad un soggetto asintomatico al fine di permettergli di accedere a determinate attività e/o ambienti
  • Primo tampone ad un soggetto asintomatico eseguito nell’ambito di uno screening organizzato
  • Primo tampone ad un soggetto asintomatico che ne abbia fatto richiesta senza motivazione specifica

NB: si considera “primo tampone” anche il tampone eseguito su un soggetto che precedentemente in precedenti situazioni differenti sia già stato sottoposto al test e giudicato non positivo.

 17/09/2020      Visite