Dalle stime riportate dai media gli italiani hanno una spesa alimentare annua di quasi 250 miliardi e di questi ben 15 finiscono in pattumiera. Sono tanti, tantissimi ma rappresentano solo il 6% del totale, e se ciascuno di noi pensa al proprio frigorifero sa che non è sempre così facile e possibile evitare del tutto gli sprechi, anche se sarebbe giusto fare qualche sforzo in più!

La spesa sanitaria

Parlando invece di spesa sanitaria oggi ci si lamenta, e spesso a ragione, che sia rimasta praticamente la più bassa d’Europa e soprattutto che, mentre i costi aumentano notevolmente, la spesa venga tenuta all’interno di un limite di finanziamento quasi inalterato da anni.

Ma oltre a lamentarsi della spesa insufficiente, ci si chiede se parte delle attuali risorse vengano sprecate e mentre potrebbero utilmente essere utilizzate dove vi sia scarsità di risorse?

Quanto sprechiamo?

Ho chiesto con una mail a più di cento colleghi qual era, secondo loro, approssimativamente la percentuale di spesa sanitaria sprecata e che si sarebbe potuto risparmiare e riconvertire in utilizzi più virtuosi. Mi ha risposto una ventina di persone che ringrazio molto, ma quasi tutti hanno espresso perplessità nel rispondere in quanto non avevano un’idea, per quanto grossolana, al riguardo.

Solo 11 hanno avuto “l’ardire” di rischiare una percentuale e hanno indicato valori molto differenti tra il 10% e il 50% come si vede nel grafico. Facendone una media, per quanto possa essere informativa, si ottiene circa il 25% che corrisponderebbe a 28 miliardi, cifra pari a quella che serve per evitare l’aumento dell’IVA.

Non conosciamo eventuali stime ufficiali della quota di spesa sanitaria sprecata, se non riferite a situazioni locali o settoriali e crediamo invece che chi governa il sistema sanitario pubblico dovrebbe averle, utilizzarle e comunicarle a tutti gli operatori.

I tre componenti dello spreco

Ho chiesto poi ai colleghi anche di dire quanto ritenessero essere il peso relativo dei tre elementi principali che determinano lo spreco di risorse, e cioè l’illegalità, l’inefficienza e l’inappropriatezza. A questa ulteriore domanda hanno risposto in dieci e di nuovo le risposte sono state molto diverse tra di loro. È ovvio che a seconda del ruolo svolto nel SSN, clinico o amministrativo, locale o centrale, l’immagine che ciascuno si costruisce può essere anche molto differente.

La media delle risposte, rispetto al totale della spesa “non virtuosa”, è di un 22% per l’illegalità e di un 39% a pari merito per l’inefficienza e l’inappropriatezza. E questo risultato può sorprendere dato che ultimamente si è detto molto (e forse fatto poco) per combattere l’illegalità.

Non voglio certo con questo mio intervento dare una descrizione attendibile della realtà, ma solo richiamare alla necessità di conoscerla meglio in modo da poter decidere quali siano le priorità di intervento. Se questi pochi dati fossero aderenti alla realtà potremmo dire che l’illegalità tolga alla spesa sanitaria circa 6 miliardi mentre l’inefficienza e l’inappropriatezza sottraggono 11 miliardi ciascuna! Se fosse vero, come sostanzialmente credo, sarebbero cifre molto, troppo importanti!

Di chi è la colpa?

Chi opera nelle ristrettezze economiche di un reparto ospedaliero, di un distretto, di un pronto soccorso e constata la mancanza di personale e di dotazioni e si sente dire a giustificazione che ciò è dovuto alla scarsità della spesa sanitaria, è naturale che s’inquieti ed anche non capisca. Probabilmente lui non ha l’impressione di sprecare e pensa che la colpa ce l’abbia chi governa il sistema. Ma la verità è che tutti ne abbiamo la colpa: politici, amministratori, clinici, utenti! Tutti compiamo dei piccoli sprechi o per lo meno chiudiamo gli occhi con rassegnazione se vediamo degli sprechi più importanti. Se non cerchiamo tutti di utilizzare al meglio le risorse limitate disponibili rischiamo, anche per colpa nostra, di mandare in crisi il SSN.

Non si colga però la scusa degli sprechi per tagliare ulteriormente le risorse che risultano operativamente realmente scarse. Ma lavoriamo sui due fronti: sulla difesa delle risorse attualmente finanziate e possibilmente da incrementare, e sulla eliminazione di tutti gli sprechi liberando così delle risorse preziose.

Costruire il consenso

Ma tutto ciò non lo si può fare senza realizzare le necessarie analisi e gli indispensabili programmi di intervento e soprattutto senza aver costruito un consenso unanime, sia tra gli operatori sia tra gli utenti, sulla convinzione che per avere una sanità che funziona si deve difendere innanzitutto le caratteristiche di legalità, di efficienza e di appropriatezza.

Oggi c’è una norma per cui i direttori generali che portano le aziende ad avere un bilancio in rosso devono decadere; purtroppo le ragioni che possono essere addotte a scusanti sono molte, alcune anche corrette, e credo che quasi nessun direttore sia stato mai dismesso. Sarebbe invece molto meglio se, in virtù di stime attendibili sugli sprechi, i direttori venissero sostituiti non per il bilancio in rosso, ma per l’eventuale insuccesso nella lotta alla illegalità, alle inefficienze e alle inappropriatezze.

Che ne pensate?

Voi lettori e partecipanti del Blog di E&P, che ne pensate? Com’è nella vostra realtà specifica? E che pensate si possa fare sia a livello centrale, sia a livello regionale ed aziendale nonché a livello operativo? Avete esperienze significative da segnalare?

Nuovi dati

Dopo aver terminato di scrivere questa nota un collega che ringrazio moltissimo mi manda i dati di 28 risposte ottenute dai medici partecipanti ad un convegno. Sono le seguenti:

 

 

La media delle risposte relative alla quota di spesa non virtuosa dà un valore del 28% mentre le percentuali attribuibili ai tre fattori considerati danno il 25% per l’illegalità, il 33% per l’inefficienza ed il 42% per l’inappropriatezza. Anche in questo gruppo, molto più numeroso di quello analizzato prima, la variabilità è molto elevata, il che indica che si tratta di sensazioni e non di misurazioni.

Ciònonostante il quadro che se ne ricava conferma quanto sopra espresso:

Credits immagine: Repubblica.it

 24/09/2019      Visite