Epidemiologia&Prevenzione

Elenco dei commenti

saluto a Claudio minoia

30/04/2021 15:43 - valerio gennaro

Ciao Claudio!

Grazie per avermi afffiancato nella mia prima positiva collaborazione scientifica con la Giustizia a Genova. Nel 1992 abbiamo fatto riconoscere il ruolo del cromo e dell' amianto nei tumori polmonari dei lavoratori del cromati...

FINALMENTE!

30/04/2021 11:35 - fontana renato paolo

Grazie per il sostanzioso e sostanziale chiarimento. Viviamo sepolti da sigle (acronimi) che occorre pazientemente sbrogliare per poi scoprire, il più delle volte, che non erano necessarie oppure che si tratta di situazioni/documenti/decisioni comunicati in inglese, lingua madre in Italia. Io ho una laurea in Scienze Politiche dal 1971, ma rifiuto di comunicare con chi mi sta intorno con un linguaggio criptico. Ho visto in un film americano: Iwt2cu. Che significa: I want to see you. Ebbene, mi fanno pena coloro che comunicano nei modi usati oggi.

Grazie ancora.

Cesare, sei grande

31/03/2021 19:46 - Daniela Celin

Il mio non può che essere un commento sintetico (per non essere un complimento).

Esiste ahimè un rapporto inversamente proporzionale tra bisogno sociale di intrecciare discipline diverse (dovremmo dire "domanda", ma la domanda presuppone che gli uomini siano "liberi" e non schiavi) e offerta...

Evviva la epi-economia e chi la sa fare davvero

Ben vanga l'interdisciplinarietà

31/03/2021 16:20 - Maria Teresa Giraudo

Concordo pienamente con quanto scritto nel post. L'Epidemiologia ha bisogno certamente in primis di medici, ma anche di biologi, di statistici, di matematici, di fisici, di economisti e forse non ci si ferma qui. Riferendosi al mondo accademico, l'interdisciplinarietà o cmmistione dei saperi è una bandiera spesso sventolata, ma che rimane purtroppo spesso al livello delle intentions to trat. Sogniamo dei Dipartimenti in cui matematici o statistici convivano fianco a fianco con epidemiologi e biologi, tanto per fare un esempio, come succede spesso all'estero. Eppure modificare il sistema rigido dei settori scientifico-disciplinari apporterebbe dei grandi vantaggi anche e soprattutto ai tanti giovani che vorrebbero utilizzare ad ampio raggio le loro competenze e allargarle verso settori diversi da quelli di origine. Sembra sempre più chiaro, inoltere, alla luce del periodo che stiamo vivendo, come la comprensione di quanto ci circonda e i grandi traguardi siano raggiungibili solo tramite un processo di inclusione dei vari saperi. E costruendo quei ponti di cui si dice nel post, usando una bellissma metafora.

Un approccio scientificamente critico

28/03/2021 11:54 - Maria Teresa Giraudo

Certamente l'approccio a decisioni come quelle che concernono il piano vaccinale dovrebbe tenere conto di tutte le dimensioni coinvolte e rendendone poi l'analisi il più essenziale possibile come quella ben delineata nel post. In questo l'intervento congiunto di specialisti, da cui si sia però poi in grado di elaborarae una sintesi, sarebbe auspicabile. Se mi posso permettere un commento personale, devo dire che, come universitaria sì, ma in questo momento lontana dagli studenti, non troppo avanti negli anni e in ottima salute, mi sono posta eccome il problema della scelta delle priorità per la vaccinazione. E' prevalsa poi la responsabilità sociale: condizionatamente al fatto che ne veniva data l'opportunità, andava fatto.

La sfida della complessità

27/03/2021 15:23 - Donato

L'evidente complessità che si evince da questo post ci invita a riflettere su quanto sia anacronistico (offensivo?) scegliere di affidarsi a "saperi specialistici" (e quindi necessariamente particolari e circoscritti) per affrontare questa pandemia. Abbiamo bisogno di epidemiologi, sociologi, data scientist, manager, ingegneri, economisti, filosofi ... e, certamente, anche virologi 

parole sagge

26/03/2021 12:25 - Andrea Vannucci

finalmente un approccio critico e sistemico in mezzo ad un vociare neanche di opinioni, ma solo d'impressioni. grazie

 

Certezza e frequenza del dato. La questione della mortalità COVID19 e dell’eccesso di quella totale.

15/03/2021 12:17 - Eugenio Paci

L’epidemiologia si basa sul dato e il dato è costruito in base a definizioni e classificazioni condivise scientificamente e internazionalmente, come ci ricorda il blog di Cesare Cislaghi.

Avviare, a partire da questo aspetto, la riflessione sulla pandemia COVID19 a un anno dall’inizio della pandemia (Marzo 2020), quando i dati ufficiali COVID19 raggiungono i 100.000 decessi è un utile suggerimento. In questi stessi giorni, il rapporto ISS-ISTAT ci fornisce anche i dati di mortalità totale per l’anno 2020, dove l’eccesso di mortalità totale rispetto al 2015-19 è valutato a 6 cifre già alla fine dell’anno 2020 (N=108.178 da Marzo a Dicembre, i casi ufficiali COVID19 erano stimati 75.891).  Dai dati derivano significati e interpretazioni dei risultati che definiscono le narrative della pandemia COVID19. In una pandemia dove siamo stati giornalmente aggiornati con dati e parametri e tutti noi siamo soggetti a algoritmi presentati come tavolozze di colori, la necessità di comprendere le ragioni di questa discrepanza tra fonti informative è evidente. Tuttavia, essa non è sufficientemente raccontata e conosciuta.

Due premesse, solo apparentemente tecniche. La prima riguarda il rapporto tra l’epidemiologia e il tempo. Le decisioni di policy di quest’anno sono state molto influenzate dai dati, dai modelli (come quello di Ferguson e altri) e dalle narrative sull’epidemie (come quella di Thomas Pueyo, sul martello e la danza). Gli epidemiologi sono sempre stati abituati a lavorare su tempi medio-lunghi, almeno in Italia, due anni al minimo, per avere le statistiche di mortalità totale. Spesso si sentiva dire: a che servono i risultati rapidi, i dati prodotti in fretta? Oggi questo non è più vero. Il prodotto epidemiologico, l’interpretazione dei dati rapida, ha molto influenzato le policy e le decisioni. La seconda riguarda l’universalità del dato. Anche qui, quante volte ci si è confrontati sulla scelta tra registri di popolazione o ospedalieri, stime basate su campioni o su popolazione totale. Lo sviluppo del rapporto dati/comunicazione che si è avuto con questa pandemia ci ha offerto dati globali, aggiornati ogni giorno su siti web e immediatamente promossi sui principali giornali e media mondiali con grafici accattivanti. I dati disponibili hanno scatenato la produzione di elaborazioni statistiche ogni giorno, discusse da profani ed esperti di ogni settore sui media e sui social. Nessuno, in questo anno, ha pensato di limitarsi, nel documentare la pandemia, a studi di campioni. Quando si è provato a fare indagini campionarie, come la survey sulla immunità acquisita, hanno avuto scarsissimo impatto. Dati e comunicazione epidemiologica sono cambiati totalmente, forse in maniera irreversibile, e ognuno vuole il suo dato, l’epidemia nella sua Provincia, magari nel suo Comune e comunque per il suo Paese. Conseguenza di tutto questo è stata anche la nuova stagione delle pubblicazioni, con i preprint, che hanno permesso una discussione rapida dei risultati scientifici, nel bene e nel male.

Rapidi e globali, che piaccia o meno.

In questa situazione, la validità del dato di cui ci parla Cislaghi nel suo blog deve, con molti altri fattori, considerare il tempo. I dati sono, in quest’epoca, sempre preliminari, instabili, in attesa di registrazione, come specificato in ogni grafico. Il sistema informativo rapido è esigente perché connesso alla comunicazione e alle decisioni. Dobbiamo capire cosa è necessario fare per migliorare in corso d’opera la tempistica, ma senza penalizzare in futuro la validità e qualità. Cislaghi approfondisce la definizione di caso, che certamente ha condizionato molto l’interpretazione della pandemia e la sua narrativa. Io qui mi concentro sulla mortalità per COVID19, che è molto condizionata da come il caso di infezione è definito e riflette le molte incertezze da lui ben descritte.

La risposta alla questione classificatoria di decesso data dal WHO nell’Aprile 2020 è stata pragmatica e, a mio avviso, chiara. E’ spiegata nelle linee guida WHO. In parte, è divenuta un pò più complessa recentemente, ma quella dell’Aprile 2020 è una solida base. In termini operazionali è presentata nella codifica ICD. Sono evidenti le implicazioni che queste classificazioni hanno in rapporto all’uso di software di codifica automatica, la cui implementazione da parte di ISTAT è stata, negli anni, assai lenta. Su questo aspetto, che non è solo tecnico ma vitale per la sanità pubblica, sarebbe interessante conoscere l’esperienza e il parere di chi ha lavorato in questi mesi sui sistemi rapidi di mortalità, come EUROMOMO, ma anche di chi si occupa di sistemi informativi e in particolare di mortalità. La attribuzione dicotomica fatta da Office of National Statistics per il Regno Unito  (ONS-UK) a COVID19 con i termini due to COVID19 se nel certificato è la causa underlying o quella ad Involving COVID19 quando il termine COVID19 compare comunque tra le cause di morte, in qualsiasi posizione, ha una sua logica. Include i casi clinici anche se può, forse, ad attenta revisione portare a qualche sovrastima. E’ trattabile facilmente dalla codifica automatica. Non include comunque i decessi che possiamo chiamare falsi negativi, quelli per esempio nelle case di riposo dove, in presenza di molte comorbidità, non si era, nella prima fase, ipotizzata la presenza di COVID19.

In breve, la semplificazione può aver sacrificato la validità (rivedibile) al tempo di produzione del dato rapido (che però è essenziale per la policy).

Al momento, considerando l’eccesso totale di mortalità generale rispetto agli anni 2015-19, i casi due to COVID19 sono stati stimati come l’85% del totale Involving COVID19, cioè dei casi con la citazione in qualsiasi zona del certificato. L’errore è considerato limitato, e questo è sicuramente più vero nelle successive ondate, quando il numero di test molecolari per il virus è molto aumentato. Le stime inglesi sono aggiornate settimanalmente, Public Health England analizza in dettaglio la mortalità in eccesso settimanalmente fornendo una analisi tecnica assai approfondita ma anche discutibile. Sarebbero necessari approfondimenti metodologici per capire meglio queste nuove misure che si stanno proponendo a livello internazionale e che si basano su regole da considerare improvvisate e non pienamente condivise. L’importante però è che ONS -UK e altri centri di epidemiologia e statistica le stanno producendo.

Tra questi dati, è assai importante il luogo di morte, che ha dimostrato l’ importante eccesso di mortalità totale, l’ epidemia nascosta, che si è verificata nella prima ondata nelle case di riposo. In Gran Bretagna oggi si pubblicano dati settimanali dei residenti in home care. Un monitoraggio costante, certamente particolarmente utile per valutare la vaccinazione in questi soggetti per lo più anziani e con multicronicità.

Da questa esperienza discende la necessità urgente di (RI)COSTRUZIONE dei sistemi informativi nazionali per la salute, la sanità e il welfare, con una ottica universalistica, integrata e nazionale. Questo non potrà che partire dal riconoscere la grave insufficienza dei sistemi informativi e di monitoraggio stand-alone come sono quelli tipici delle patologie infettive, che vengono attivati per singole patologie e che hanno portato, in assenza di informazioni complementari, a non vedere una larga fetta della epidemia COVID19, circa il 30%, quasi 35000 decessi, di quelli totali in eccesso e in larga parte attribuibili in larga parte a COVID19. In un recente webinar Italiano su RSA e COVID19, organizzato da INSH/Univ.SantAnna/ISqua, nella sessione epidemiologica che ho introdotto presentando la realtà Italiana,  la Dottsssa Comas Herrera, che ha organizzato un grande Network internazionale per lo studio dell’impatto epidemico sulle home care, ha riportato dati su 22 paesi con una stima complessiva che valuta nel 40% il contributo delle case di riposo all’ eccesso totale di mortalità totale, e larga parte di questi decessi non erano tra quelli ufficialmente COVID19.

Una questione dolorosa e grave per tanti aspetti, ma che finora, soprattutto in Italia, è stata affrontata soprattutto dalla magistratura. ISS e ISTAT hanno pubblicato il dato di mortalità totale 2020, suddiviso per aree territoriali e in tre periodi temporali. Ci sono i dati per età/sesso, che confermano stime di altri paesi, ma non vengono presentati i dati per luogo morte, che pure sono presenti nei certificati di morte. In Italia gli unici dati disponibili su base di popolazione, almeno a mia conoscenza, sono quelli dell’Unità Operativa di Epidemiologia di ATS Milano pubblicati nel Maggio 2020, che ho discusso nella mia introduzione al webinar. La stima era di circa un 30-40% dei decessi attribuibili a decessi in casa di riposo. Dati preliminari, ancora in attesa di conferma. Ma che rimarranno pressoché unici e che non si accompagnano, almeno per ora, a valutazioni durante la seconda ondata (da Ottobre 2020 a Gennaio 2021). Pochi dati, aneddotici, sono stati per ora comunicati per dimostrare, in qualche area, l’impatto della vaccinazione.

E’difficile capire perché non si pubblichino i dati sul luogo di morte. E ‘opportuno ricordare che il Governatore Cuomo, a New York, tra i primi a usare il sistema rapido di mortalità e a dichiarare il grande tributo dei decessi in casa di riposo, è oggetto di una indagine giudiziaria per aver nascosto informazioni che pure esistevano. Sarebbe utile sapere se queste informazioni esistano o no, e che venissero comunque detti i loro limiti e  messi comunque a disposizione, seppure incompleti,  insieme agli altri dati. Sarebbe veramente un disastro se ancora una volta il rilascio di queste informazioni dovesse venire per l’azione della magistratura.

con una settimana di ritardo... ahimè!

05/03/2021 19:30 - Cesare Cislaghi

Settimana scorsa avevamo inviato questa stima del "probabile rischio futuro" elaborata con MADE e ci si stupiva che  risultasse al primo posto per gravità di rischio il Friuli VG ed al quarto il Veneto che invece il dpcm considerava ancora Regioni gialle.

Oggi con un ritardo di sette giorni le due Regioni vengono definite arancioni: non è che forse l'"algoritmo" usato dal Ministro "vede" in ritardo? e lo stesso successe a inizio febbraio quando quasi tutta Italia fu fatta gialla e puntuialmente dopo 15 giorni, a metà febbraio, i contagi hanno ripreso a salire! all'AIE (vedi la lettera pubblicata) non era sembrata la scelta opportuna perchè ci si basava su indicatori elaborati con MADE che si accorgono di ciò che sta succedendo prima di quelli che verngono utilizzati dalla cabina di regia: non è il caso di rivederli?

MADE è ad accesso libero per tutti, privati cittadini e istituzioni pubbliche, regionali e centrali! dargli un occhiata ogni tanto potrebbe servire prima di prendere decisioni importsnti ...

qualche riferimento di letteratura su Rt ed RDt

28/02/2021 16:54 - Cesare Cislaghi

Caro Andrea,

come tu ben sai l’Rt è un indice che nella sua formulazione adottata dall’Iss si rifà all’articolo di Cori A. et al. seguente:

Cori A, Ferguson NM, Fraser C, and Cauchemez S, “A New Framework and Software to Estimate Time-Varying Reproduction Numbers During Epidemics”, American journal of epidemiology 178(9), 1505-1512, https://doi.org/10.1093/aje/kwt133

Per quanto riguarda invece l’RDt il riferimento può essere l’articolo di Giraudo et al. pubblicato sul numero speciale di E&P per l’epidemia Covid-19:

http://www.epiprev.it/intervento/rt-or-rdt-question

Il nome di RDt, indice di replicazione diagnostica, l’ho coniato io quando pochi giorni dopo l’inizio dell’epidemia nell’impossibilità di calcolare l’Rt per mancanza dei dati necessari ho applicato alle frequenze pubblicate dalla Protezione Civile un semplice indice usato per determinare lo sviluppo di una serie temporale a vari lag. Dopo le mie prime incerte applicazioni mi sono accorto della potenzialità del metodo in virtù soprattutto della semplicità dei calcolo e della possibilità di effettuarlo con i soli dati pubblicati.

E’ con soddisfazione l’aver visto poi che altri all’estero lo usano seppur chiamandolo in modo diverso, Tra questi ad esempio il Robert Koch Institut:

https://www.rki.de/DE/Content/InfAZ/N/Neuartiges_Coronavirus/Projekte_RKI/Nowcasting.html

e la relativa metodica la puoi trovare ad esempio descritta in questo articolo:

an der Heiden, M, Hamouda, O, “Schätzung der aktuellen Entwicklung der SARS-CoV-2- Epidemie in Deutschland - Nowcasting”, Epid Bull 2020;17:10–16, https://doi.org/10.25646/6692.4

Ultimamente l’RDt sta avendo molta “fortuna” perchè è capace di leggere l’andamento dell’epidemia nelle varie Regioni con vari giorni di anticipo rispetto all’Rt. La mia opinione, comunque, è che l’RDt non deve sostituire l’Rt che è calcolato sui soli sintomatici, ma lo deve affiancare per offrire un altro punto di vista che spesso risulta utile se non anche necessario.

A proposito di Astra-Zeneca e altro

27/02/2021 11:26 - Alessandro Gianni

Qualche giorno fa ascoltavo su RAI1 un’intervista al Prof. Remuzzi, che sosteneva con entusiasmo l’impiego del vaccino Astra-Zeneca, capace di eliminare, nei vaccinati, le forme gravi. Quindi non evita l’infezione, ma la rende (nei vaccinati) clinicamente lieve/pauci-sintomatica. Purtroppo nulla veniva detto sulla contagiosità di queste forme lievi: un quesito assolutamente fondamentale. Non mi dilungo, e allego il link a un articolo che affronta  il problema: "What if the vaccines reduce the severity of COVID-19 but not the transmissibility? A nightmare".Temo che l’entusiasmo per il vaccino Astra-Zeneca (e speriamo solo di questo) debba attendere una risposta scientifica ed attendibile a questo fondamentale quesito. Buona lettura. https://www.medscape.com/viewarticle/945433?src=mkm_ret_210225_mscpmrk_eumonthly_int&uac=22276HV&impID=3211478&faf=1

Bigliografia su Rt e RDt

26/02/2021 20:06 - Andrea Messori

Ringrazio anzitutto AIE per le validissime iniziative che sta portando avanti. Vi sottopongo un'osservazione piuttosto specifica: per chi e' interessato ad approfondire gli aspetti tecnico-scientifici dei vari metodi usati nell'epidemia COVID, riguardo alla controversia RDt vs Rt emerge il quesito di come si chiamino in Inglese questi due termini. In tal modo, chi e' curioso scientificamente puo' esplorare per conto proprio la letteratura internazionale. Se MADE, inoltre, proponesse qualche bibliografia in Inglese pubblicata in argomento su riviste PubMed, l'esigenza sarebbe sia quella di conoscere gli articoli che hanno definito il parametro (cioe' Rt o RDt) sia quella di conoscere gli studi epidemiologici di maggior rilievo che hanno usato Rt e RDt.

Grazie,
Andrea Messori
Regione Toscana
Firenze

CFR o IFR ?

23/02/2021 18:35 - Aldo Rosano

Caro Cesare,

nel caso del Covid-19 è evidente che il CFR nella prima fase sovrastimava la letalità, essendo diagnosticati i soli casi gravi.  La mia riflessione dovrebbe servire ad interpretare correttamente gli andamenti temporali e spaziali del tasso di letalità apparente fornito da MADE. Le variazioni del CFR finora osservate sono dipese in massima parte, se non del tutto, dalla variabilità del denominatore.

L'IFR si è potuto calcolarlo in situazioni di "esperimenti naturali" come quelli del focolaio comparso su una nave da crociera , la Diamond Princess ed in altre situazioni analoghe. Per una malattia infettiva la presenza di anticorpi dovrebbe essere una evidenza certa del contagio, tutti i contagiati costituiscono il denominatore ideale per stimare la letalità. Naturalmente è impossibile conoscere questo numero a livello nazionale, ma è possibile stimarlo, come fatto da ISS e Istat nell'indagine sulla sieroprevalenza condotta la scorsa estate.

il calcolo della letalità è praticamente sempre solo un CFR, ma l'importante è che il rapporto CFR/IFR sia ipotizzabile costante

23/02/2021 13:34 - Cesare Cislaghi

Caro Aldo, concordo con te su tutto però vorrei puntualizzare il fatto che la letalità è praticamente sempre calcolata come CFR e non come IFR perché le patologie necessitano sempre di un processo diagnostico che non arriva ad essere mai completo. Negli anni ’70 ad esempio a Trieste c’era un bravo anatomo patologo, il prof. Luigi Giarelli che, seguendo una tradizione austriaca, osservava autopticamente una percentuale molto elevata di defunti e la causa di morte era definita, non sempre rispettando le regole, anche sui riscontri autoptici. La conclusione era che a Trieste venivano certificati molti più defunti di tumore che nelle altre città e questo perchè venivano trovate nelle autopsie molte lesioni oncologiche non diagnosticate in vita. E’quindi probabilmente vero che ci siano molti più casi di contagio da Colvid-19 di quelli certificati e ma la letalità sarà sempre solo la percentuale dei soli casi diagnosticati che esitano in decesso a causa della patologia stessa, anche se calcolata su dati clinici individuali.

Sulla proporzione dei casi diagnosticati rispetto al complesso dei contagiati vorrei però evidenziare come nelle ultime settimane la percentuale dei ricoverati e dei ricoverati in terapia intensiva sia rimasta costante rispetto al numero dei casi positivi. Questo dovrebbe significare che l’eventuale sovrastima della letalità potrebbe essere rimasta costante e quindi dovremmo poter dare rilevanza alle variazioni nel trend della letalità. Allora dovremmo capire perché in ottobre-novembre la letalità era attorno al 2% e poi è cresciuta anche oltre il 3% per poi oggi ridiscendere: come spiegare queste variazioni anche maggiori del 50% se invece le percentuali dei ricoverati sono state costanti? Questo è il risultato del calcolo della letalità ed a questo dovremmo cercare di dare una spiegazione.

Esprimo il mio apprezzamento

05/02/2021 14:59 - Monza e della Brianza

Esprimo il mio apprezzamento per l'articolo e per mantenere alto il livello di attenzione sui servizi consultoriali ai fini di favorire un potenziamento degli stessi
Avevo partecipato al vostro convegno di condivisione dei dati della ricerca e sarei interessata a portare anche l'eprienza della nostra azienda
Grazie
Cordialmente
Patrizia Zanotti t

parliamone ora

01/02/2021 15:33 - silvia candela

L’argomento proposto da Cesare questa settimana è centrale e tempestivo. Lo stress test imposto da covid-19 al S.Sanitario ne ha messo in luce le falle, determinate non solo dal sotto-finanziamento ventennale e quindi non riparabili da un semplice pur cospicuo e indispensabile afflusso di fondi. Discontinuità rispetto al recente passato quindi, ma come? L’articolo propone alcune questioni di fondo: rapporto pubblico-privato, ministero-regioni, medicina di territorio-ospedale. Per ciascuna di queste occorrerebbe discutere contenuti, strutture, organizzazione, formazione. Anche: rapporti con università, rapporti con altre strutture territoriali, tra cui i SS.Sociali e la scuola, tipologie di contratti di lavoro, ecc. Mi chiedo se su questo tema ( la Sanità che ci serve, dopo questa pandemia e in preparazione di altre prossime venture), partendo dal Blog di Cislaghi E&P non possa aprire una call di articoli/interventi sui diversi temi, chiamando a raccolta esperti, esperienze, idee. Credo che i temi proposti da Cesare negli ultimi due interventi sul blog meritino di più di un affrettato commento

Su un punto non ho dubbi: la

28/01/2021 18:33 - Daniela Celin

Su un punto non ho dubbi: la tutela della salute non deve assolutamente essere privatizzata! Le logiche e la natura del privato sono, per loro stessa natura, in conflitto con il pricipio di tutela della salute. Chiedere al privato di tutelare la salute è come chiedere allo scorpione di non pungere la rana che lo sta portando sulla schiena mentre attraversa un corso d'acqua (vedi favola di Esopo).
Quanto alla discontinuità, sono d'accordo. Ma bisogna capirsi su cosa si intende per discontinuità. Il primo cambiamento che farei è abolire la mutualità integrativa, che sottrae risorse al sistema pubblico e non mi risulta produca salute. Per venire poi all'organizzazione della sanità e alle funzioni degli interpreti, credo che la discontinuita stia nel mettere in pratica le idee che abbiamo "sventolato" dall'833 ma che non abbiamo mai attuato fino in fondo. Non vorrei cadere nelle frasi fatte, ma mi sono fatta l'idea che i pricipi dell'833 piacciano a molti, a parole, ma fanno l'interesse di pochissimi, a conti fatti.

Facciamo parlare i tassi? La legge 29/2019 lo favorisce

29/12/2020 12:36 - Valerio GENNARO

Legge 29/2019 è orientata alla sistematica, periodica e tempestiva sorveglianza epidemiologica attraverso il rafforzamento dei registri tumori e, soprattutto, dei referti epidemiologici. Quando cominceremo ad utilizzarla? Questa legge tra pochi mesi compirà due anni.

E se oltre a contare solamente i decessi (poco, male ed in ritardo) si cominciassero a contare anche i malati ed altri indicatori di esito (uso di farmaci, ecc.)?

Quando cominceremo a pretendere che l'epidemiologia descrittiva ed analitica si basi anche su dati statistici completi, corretti e tempestivi?

Forse eviteremmo di trovarci nel 2021 ancora a questi punti di analisi inconcludenti, contradditorie ed opinabili o francamente sbagliate, perchè affette da "business bias".

Intanto "facciamo parlare" in ogni comunità in ogni periodo i tassi standardizzati o i tassi specifici per età. Sono ancora enormi le loro potenzialità inespresse.

Chi “teoricamente” dovrebbe avere l’onere di identificarne una?

29/10/2020 14:19 - Donato Scolozzi

Caro Cesare, guardando i dati a ieri (ed avendo smesso di seguire i talk show) mi chiedo quale sia un modello di governance corretto per la gestione di questa pandemia. Abbiamo situazioni come la Valle D’Aosta che dedica ormai alla pandemia quasi 0,91 posti letto per 1.000 abitanti e la Calabria che invece ne ha appena 0,07, contro una media nazionale di 0,27 posti letto per 1.000 abitanti. Eppure le opportunità di contatto sono state ridotte per tutte le regioni allo stesso modo e forse in assenza di un intervento “lineare” da parte del Governo le regioni NON avrebbero fatto (o potuto fare legittimamente) NULLA. Se qualcuno (il governo, una regione, una ASL, un soggetto privato che analizza i dati disponibili) avesse i dati di cui parli e fosse in grado di identificare una zona rossa, a chi spetta ed a chi sarebbe auspicabile spettasse la decisione di “chiudere”?

CON IL SENNO DEL POI. Epidemiologia od EpideMOLLOgia?

26/10/2020 17:21 - valerio gennaro


Si, siamo arrivati in ritardo. A livello internazionale, nazionale, regionale, provinciale, cittadino. Sia su micro scala SPAZIALE come i quartieri, luoghi di lavoro, di vita e di spostamento (bus, ecc.) sia TEMPORALE.
Un vero disastro sociosanitario ed economico.

Come epidemiologi abbiamo fallito in modo evidente nella creazione di un sistema efficace di epidemiologia descrittiva, analitica ed eziologica orientato alla salute e sanità pubblica. Sistema sa routinario sia, ancor più, emergenziale, come servirebbe ora.

Quelli che come noi avevano segnalato (da anni) questo pericolo sono stati spocchiosamente allontanati (da quelli che sono li da 40 anni e dai loro "naturali" successori).

Se l'epidemiologia continuerà ad essere mal gestita e poco evidence-based non lamentiamoci se anche la politica non saprà essere convincente e darà messaggi contradditori e poco convincenti.

Comunque non è mai troppo tardi. Da questa catastrofe epidemiologica, si potrebbe risorgere. Ma qualche vecchio esperto dovrebbe essere convinto ad diventare spettatore..

a proposito del vaccino antinfluenzale

12/10/2020 15:17 - FRANCESCA MALERBA

Oggi ho assistito ad una puntatat della trasmissione LEONARDO su RAI 3 e mi ha sbalordito come la conduttrice abbia liquidato l'intervento del Dott. DE MICHELI.
Mi è venuto alla mente questo quesito: forse perché avesse espresso qualche dubbio in proposito dell'efficacia assoluta del vaccino antinfluenzale? Ho trovato l'opinione del Epidemiologo molto equilibrata e superpartes.

Buongiorno ho 61 anni e fumo

28/09/2020 07:03 - Graziella

Buongiorno ho 61 anni e fumo da quando ne avevo 15 ma in maniera molto moderata...quando ero giovane non ho mai superato le 8/10,per un breve periodo,poi sono scesa a 3/5, successivamente a 2 ed ora da diversi anni,ne fumo solamente 1 la sera...premetto che non ho particolari patologie, ma soffro di extrasistoli legate all'ansia, soffro di Dap e depressione già fin dalla pre adolescenza,il fumare quell unica sigaretta che a volte possono diventare 2 in particolari occasioni mi da molto piacere.. quanto può essere alto il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari legate a questo vizietto?
Attendo una risposta, grazie

les neiges d'antan

30/08/2020 14:46 - silvia candela

Negli anni ’70 e in parte ’80 ho lavorato come medico del lavoro con molti colleghi sul tema della salute in fabbrica insieme con il sindacato e i lavoratori. Si individuavano i problemi principali discutendoli in assemblee affollatissime e si tracciava il percorso di miglioramento della situazione integrando le competenze tecniche con le esperienze quotidiane di chi era in fabbrica. Abbiamo affrontato e risolto, o avviato alla risoluzione, diversi problemi (esposizione a Pb polveri e rumore in cermica, ad amianto nel cemento-amianto, infortunistica in edilizia). Recentemente il sindacato ceramisti di Reggio Emilia ha prodotto un video che ripercorreva quella esperienza, documentando il contesto, la situazione nelle fabbriche, le azioni intraprese, le relazioni tra i vari soggetti. Non agiografico, di onesta fattura, interessante. E’ stato portato in giro nei vari comuni della zona, ancora oggi prevalentemente votati alla produzione di piastrelle ceramiche. I giovani operai presenti, non numerosi, lo hanno apprezzato come reperto di un glorioso tempo passato, non replicabile. Un giovane assessore dem lo ha definito “romantico” (les neiges d’antan). Perché? Le ragioni sono ovvie e note: la riduzione drastica dei lavoratori nelle aziende ormai altamente automatizzate, polverizzati sui turni h24 (parlano poco tra loro), la loro appartenenza a imprese diverse, a cui sono appaltate lavorazioni specifiche un tempo prodotte “in casa”, i contratti a termine che provocano paura di perdere il lavoro se.., la riduzione sostanziale dei vecchi fattori di rischio, oggettivi e riconoscibili, e l’introduzione di altri più sottili e più difficilmente documentabili (fattori ergonomici, stress, calo di autostima, depressione, a volte in fondo mal di vivere). E’ il campo arido e sconfortante dell’individualità-individualismo da cui è arduo approdare alla soggettività-socialità perché l’omogeneità di condizioni di lavoro e di rischio non c’è più né pare probabile il suo ripristino, almeno nel settore manifatturiero che io conosco (mi piacerebbe essere smentita). In altri contesti forse, utilizzando i social in luogo della vecchia assemblea operaia per discutere e decidere: i rider ad esempio, i lavoratori amazon, i cittadini sui temi dell’ambiente vicino a casa. Non a caso l’epidemiologia ha incominciato ad interessarsi a qualcuno di questi gruppi e a queste modalità di rilevazione della soggettività. E le vecchie forme di aggregazione operaia? Sono les neiges d’antan? O no?

sono un inquilino che vive da

29/08/2020 16:44 - stefano

sono un inquilino che vive da 5 anni in un appartamento in affitto a Roma , per caso ho scoperto che il assone che fornisce l'acqua potabile al mio appartamento è in amianto , ho fatto varie verifiche in istituti specializzati ed è risultato che oltre che il cassone è in amianto questo essendo vecchio con le pareti interne sfarinate rilascia fibre anche nell'acqua che arriva nell' appartamento .
Posso chiedere la rescissione del contratto e il risarcimento dei danni ? , la rescissione del contratto prevede se accordata dal giudice la restituzione di tutti i canoni di affitto dall'inizio del contratto , perche indebiti in quanto l'immobile aveva un vizio pericoloso per la salute umana , i soldi della ristrutturazione che sono 25.000 eu. posso averli indietro ? Stefano

A proposito di vaccino anti-covid!

29/08/2020 07:29 - Marco Marchi

La corsa attuale a chi "arriva primo" sembra caratterizzata solo da priorità economiche che contrastano con ogni principio di precauzione/cautela! Saltando alcune fasi del processo usuale di messa a punto vaccinale si corre il rischio di andare incontro ad una possibile catastrofe: una mozione di avvertenza in tal senso mi sembra opportuna da parte di chi ha responsabilità della nostra salute pubblica.
MM

UNA TESTIMONIANZA DAL SOCIALE

24/07/2020 11:30 - sara

Quale testimone diretta (operatrice sociale addetta all'accoglienza profughi), a dicembre gli ospedali pubblici erano in uno stato di totale precarietà: non c'era il personale necessario, nei magazzini non c'era più niente (la Lombardia ha tagliato e premiato i manager ospedalieri che li sgomberavano), la sanità era stata privatizzata (86% in Lombardia), era divenuto ormai impossibile fare esami anche urgenti se non minacciando di chiamare i carabinieri (storia realmente vissuta dalla sottoscritta)...
Sono anche testimone indiretta di come i sanitari non siano stati salvaguardati - i morti sul campo che ci sono stati sono precisamente dovuti a carenze dirette del sistema sanitario nazionale (mascherine, tamponi inesistenti ovunque.
In Piemonte stanno continuando a tagliare e a privatizzare. Chiedo che la politica smetta di scagliare i cittadini in situazioni di totale incostituzionalità, limitando le loro libertà e si prendano finalmente le loro dirette responsabilità. Cosa che non fanno e continuanno a non fare.
Senza prevenzione sarà di nuovo una follia.

A mio parere, non è corretta

24/07/2020 07:51 - Celestino Panizza

A mio parere, non è corretta l'affermazione che la figura 1 mostri chiaramente che l’entità dell’epidemia nelle diverse Regioni sia stata direttamente proporzionale al ritardo con cui è stato attuato il lockdown rispetto alla comparsa dell’epidemia.
Il grafico mostra sì una relazione ma molto debole e ambigua. Penso che abbiano giocato piuttosto anche altri fattori nel determinare l'evoluzione della epidemia. Innazitutto l'approccio adottato dai diversi sistemi sanitari regionali nelle condizioni di date dell'inzio della pandemia.

Sono qui per testimoniare al

17/07/2020 10:06 - david muhammed

Sono qui per testimoniare al mondo la bontà di David Muhammed
ero stufo di herpes1 e 2 e stavo cercando aiuto quello
mi aiuterà, conoscerne uno che mi aiuterà, quando il mio amico mi parlerà di David
Muhammed e mi ha dato la sua e-mail e l'ho contattato, e glielo dico
il mio problema, mi ha detto che ha la cura a base di erbe per l'herpes1 e 2 i
era così felice di sentirlo e mi ha anche fatto riferimento a molte persone
aiuta anche con la cura a base di erbe, ero così felice che ci sia cura per
questo herpes1 e 2 ho richiesto per il prodotto nei prossimi 4 giorni il
Erbe era al mio posto negli Stati Uniti, l'ho preso secondo le sue istruzioni
dopo tutto e sono andato in ospedale per fare il controllo e il risultato
è stato negativo e ne sono rimasto molto contento, gli ho inviato nuovamente un'email e ringrazio
lui e io volevamo pagarlo, ha detto che avrei dovuto prendere i miei soldi
via, mi ha detto che avrei dovuto parlare di lui al mondo, quindi lo sono ora
qui per dire al mondo come David Muhammed mi ha salvato la vita, è un uomo
con la propria destinazione puoi credere in lui con la tua vita e lui
ti darà un buon risultato, eseguirà anche tutti i tipi di malattia come


Incantesimo di soldi
Incantesimo della porzione di salute
Promozione nel mondo degli affari
Incantesimo di attrazione
Strega a casa
Incantesimo ex
Incantesimo di guaritore spirituale
Incantesimo d'amore
Incantesimo della lotteria
Incantesimo di gravidanza
Incantesimo di promozione
vudù
Incantesimo di matrimonio
Incantesimo anima gemella
Incantesimo di protezione
HIV / AIDS
Rimanere incinta
Cura qualsiasi tipo di malattia corporea
ECCETERA
contattalo tramite la sua email
indirizzo: muhammedspellcast@gmail.com oppure puoi anche contattarlo su WhatsApp +2347059007941

DIFFONDETELO TRA LA GENTE, SE POTETE ...

07/07/2020 08:48 - Cesare

Oggi (7 luglio) siamo arrivatii a 400 adesioni ma non è questo l'obiettivo che è invece quello di diffonderlo il più possibile tra la gente.
Alcuni lo hanno spedito ad amici e colleghi della loro mailing list, altri lo hanno stampato e affisso nel loro ambiente di lavoro (un MMG lo ha messo nella sala d'aspetto del suo studio), e si potrebbe cercare di farlo pubblicare sui media come già ha fatto QS quotidiano sanità.
Cerchiamo di spiegare a tutti che il virus circoia ancora e che poche semplici accortezze possono produrre un enorme risultato : la libertà!
Grazie a quello che vorrete fare per propagare l'appello. Cesare.

la scelta è sempre politica

05/07/2020 12:30 - barrotta corrado

dopo il grande successo negativo della asp di siracusa non seguito dalle dimissioni del DG Ficarra l'ubbidienza è la qualità primaria per un DG nella sanità siciliana del fascista musumeci! si è scaricata la catastrofe sui medi dirigenti e l'alta direzione si è assolta! fanno quello che vogliono! con il consenso delle forze armate e di polizia e nessuno li contraddice sono troppo potenti e poi non ci sarebbero più favori! tutto funziona (male) benissimo!

Gentile Fladiro, la sigaretta

25/06/2020 20:16 - Cristiano

Gentile Fladiro,
la sigaretta elettronica non farà altro che spingerla a usarla di più, in quanto meno dannosa. Questo potrebbe indurla a riprendere il fumo con quelle vere peggio di prima.
Io le consiglio di mantenere le sue due sigarette. sicuramente non praticava sport, altrimenti non avrebbe potuto fuamre due pacchetti. Provi cominciando con una camminata al giorno. Prima pochi passi, poi aumentando fino a quanto gradisce. Il corpo eliminerà più efficacemnte le tossine e la sua respirazione aiuterà i polmoni e il sistema cardiocircolatorio. Si fuma per piacere, lo so, e quel piacere due volte al giorno non può certo ucciderla. Se poi lo vuol fare durante la passeggiata i benefici saranno anche mentali. Vedrà che, dopo un pò di camminate e magari l'inizio di uno sport che le piace, le passerà anche la voglia di fumare. Ma lo faccia solo se le va. Il rischio è sempre in agguato. E non fumi sigarette "leggere", non c'è un reale beneficio, si goda la sua marca preferita. Tanti auguri!!!

Questa nota di Cesare

06/06/2020 10:11 - Rodolfo Saracci

Questa nota di Cesare Cislaghi e' importante perché' mette bene a fuoco, indipendentemente dall'esempio specifico della Lombardia e del Veneto, aspetti critici della dinamica di un'epidemia. Dovrebbe essere largamente diffusa e letta. Due soli brevi commenti :
(1) Quando si passa a tentare di valutare l'effetto di diversi interventi sulla propagazione dell'epidemia e' cruciale, e in pratica puo' rivelarsi problematico, identificare che cosa e' accaduto prima e che cosa e' accaduto dopo : la prima deviazione dall'andamento in progressione geometrica (o, nel continuo, esponenziale) o l'intervento (es. decreto di quarantena) o l'applicazione concreta e misurabile della quarantena ? La corretta identificazione della sequenza temporale si inscrive nella dinamica di propagazione quale caratterizzata nella nota
(2) Appare chiara l'importanza delle primissime fasi dell'epidemia e in particolare dell' inizio, il "caso zero". Qui si inserisce un problema maggiore : la presenza, praticamente certa nel caso del Covid-19, di casi asintomatici o cosi' poco pauci-sintomatici da essere non identificabili neanche dal miglior sistema di sorveglianza. L'epidemia può' , al limite, propagarsi quasi completamente"sotto traccia" per un periodo anche non breve , prima di manifestarsi d'un colpo con molti casi.
Una storia affidabile di questa epidemia in Cina nei mesi di Novembre e Dicembre 2019 resta da definire e come in Italia in altri paesi si stanno testando campioni biologici dei mesi di Novembre e Dicembre per verificare se vi sono anticorpi traccianti il passaggio del virus : questo dovrebbe aiutare a ricostruire quando l'epidemia e' effettivamente iniziata in località' diverse e a correttamente situare rispetto a questo inizio gli eventi e interventi successivi.

il contact tracing ha avuto un impatto?

04/06/2020 15:50 - Eugenio Paci

Questa nuova analisi sull’andamento della epidemia COVID19 in Lombardia e Veneto, chiarisce bene la dinamica dell' RDt e della velocità di espansione nelle due regioni. La conclusione, confermando quella del precedente articolo (citato), spiega le differenze tra le due regioni con il grande numero di casi occorsi in Lombardia ma sfuggiti all’osservazione prima che la registrazione di COVID19 fosse
avviata e attribuisce a questo nascosto tsunami l'impatto dell'epidemia che ha fatto saltare il servizio
sanitario. Da questo deduce l’importante conclusione della necessità futura di un sistema informativo
che sappia cogliere precocemente fenomeni premonitori. Considerazione sorretta anche dal rapporto
sui decessi di ATS Milano (https://www.ats-milano.it/portale/Epidemiologia/Valutazione-dellepidemia-COVID-19) che alla Fig.1 mostra quanto rilevanti siano state le “scosse telluriche” della mortalità totale avvenute 7-15 giorni prima che lo tsunami cominciasse a manifestarsi ma che erano passate inosservate, se non come notizia giornalistica di qualche strana concentrazione di polmoniti. 
 
L’analisi su ciò che è accaduto in Veneto ci sembra, invece, meno convincente. La simulazione presentata, che utilizza il valore medio di RDt per ambedue le regioni, potrebbe oscurare le differenze degli andamenti nelle due regioni. Se si considerano i giorni in cui, a registrazione COVID19 avviata, il valore di RDt era > 2 , cioè quelli con livelli di riproduzione  sensibilmente elevata, si nota che in
Lombardia questo livello  è stato osservato per 10 giorni (dal 3 Marzo al 12 Marzo), mentre in Veneto il
valore di RDt è arrivato poco sopra il 2  il giorno 9 Marzo e vi è rimasto solo per 5 giorni prima di iniziare
la discesa. 
 Questa differenza ha molto rilievo in una distribuzione esponenziale che ha simile forma. E’ da notare
inoltre che la decrescita di RDt porta entrambe le Regioni a raggiungere un valore di circa 1,5 nello stesso momento (15-16 Marzo).  Degno di riflessione, infine è anche il fatto che l'inizio della decrescita, sia in Lombardia che in Veneto, avviene prima del 12 Marzo, data d’avvio del lockdown nazionale.
 In Veneto - una realtà per molti versi diversa da quella Lombarda - il focolaio è stato domato rapidamente perché preso in tempo e per le dimensioni più contenute rispetto a quello lombardo, come sostenuto da Cesare. Ma i dati ci sembrano compatibili con la possibilità che l’intervento di contact tracing che è stato lì intrapreso sia stato efficace e possa spiegare il rapido contenimento. 
Eugenio Paci & Luigi Bisanti

Come calcolare R0

24/05/2020 10:24 - Luca Peano

Vorrei poter calcolare Rt o meglio RDt per la mia regione di interesse (Valle d'Aosta), giorno per giorno.
E' possibile farlo con mezzi non troppo sofisticati, magari inserendo i parametri necessari in una funzione di Excel o con qualche altro software ad accesso libero?
Grazie dell'attenzione,
Luca Peano

Che ci dicono i dati giornalieri della Protezione Civile

24/04/2020 17:24 - daniela.celin

Condivido l'affermazione di Cislaghi: "Con un numero così elevato di nuovi contagi al giorno cui si aggiungono i loro possibili contatti, non è pensabile di poter realizzare un serio conctact tracing capace di isolare i contagiosi, soprattutto gli asintomatici, e di impedire che loro producano dei nuovi focolai. Prima di avviare realmente la cosiddetta fase due sarà allora essenziale esser sicuri che queste stime siano solo una brutta fantasia e la realtà sia per fortuna migliore".

Mi chiedo solo se la diversa progressione temporale nelle Regioni può influire sulla stima di 50.000 nuovi contagiati ogni giorno.

Oltre a questo, pensando alle ipotesi di apertura di alcuni settori produttivi (differenziate tra le Regioni), mi chiedo se sia possibile gestire, in pratica, delle limitazioni agli scambi tra regioni (io temo di no). I contagiati ogni giorno potrebbero essere ancor più numerosi di quelli che osserviamo (stimiamo) ora con il lockdown. Sbaglio?

Incredibile la sua storia,

24/04/2020 00:28 - Antonio

Incredibile la sua storia, davvero.
Lei ha già contratto un tumore a causa del fumo, si è salvato senza lasciarci le penne, come generalmente avviene in buona parte dei casi ed ha avuto il coraggio di tornare a fumare?
Sono davvero sconcertato.
Certo ognuno può fare ciò che vuole della propria vita, anche buttarsi dal balcone, ma al giorno d'oggi con l'esistenza della sigaretta elettronica che può essere anche imbottita di nicotina e darle un appagamento anche superiore a quello della sigaretta, è ancora più incredibile ascoltare la sua vicenda.
Al posto suo, penserei seriamente di provare una sigaretta elettronica con un buon dosaggio di nicotina e con un aroma di suo gradimento e farei tesoro di avercela fatta, nonostante il tumore e gli anni di fumo accumulati.

Incredibile la sua storia,

24/04/2020 00:27 - Antonio

Incredibile la sua storia, davvero.
Lei ha già contratto un tumore a causa del fumo, si è salvato senza lasciarci le penne, come generalmente avviene in buona parte dei casi ed ha avuto il coraggio di tornare a fumare?
Sono davvero sconcertato.
Certo ognuno può fare ciò che vuole della propria vita, anche buttarsi dal balcone, ma al giorno d'oggi con l'esistenza della sigaretta elettronica che può essere anche imbottita di nicotina e darle un appagamento anche superiore a quello della sigaretta, è ancora più incredibile ascoltare la sua vicenda.
Al posto suo, penserei seriamente di provare una sigaretta elettronica con un buon dosaggio di nicotina e con un aroma di suo gradimento e farei tesoro di avercela fatta, nonostante il tumore e gli anni di fumo accumulati.