Abstract

The determinants of the risk of becoming infected by SARS-CoV-2, contracting COVID-19, and being affected by the more serious forms of the disease have been generally explored in merely qualitative terms. It seems reasonable to argue that the risk patterns for COVID-19 have to be usefully studied in quantitative terms too, whenever possible applying the same approach to the relationship ‘dose of the exposure vs pathological response’ commonly used for chemicals and already followed for several biological agents to SARS-CoV-2, too. Such an approach is of particular relevance in the fields of both occupational epidemiology and occupational medicine, where the identification of the sources of a dangerous exposure and of the web of causation of a disease is often questionable and questioned: it is relevant when evaluating the population risk, too. Specific occupational scenarios, basically involving health workers, exhibit important proportions of both subjects simply infected by SARS-CoV-2 and of ill subjects with, respectively, mild, moderate, and severe disease. Similar patterns have been described referring to various circumstances of community exposure, e.g., standing in crowded public places, travelling on crowded means of transport, living in accommodation or care homes, living in the same household as a COVID-19 case. The hypothesis that these findings are a consequence not only of high probabilities of exposure, but also of high doses (as a product of both intensity and duration, with possible autonomous effects of peaks of exposure) deserves to be systematically tested, in order to reconstruct the web of causation of COVID-19 individual and clustered cases and to cope with situations at critical risk for SARS-CoV-2, needing to be identified, mapped, and dealt with at the right time. A limited but consistent set of papers supporting these assumptions has been traced in the literature. Under these premises, the creation of a structured inventory of both values of viral concentrations in the air (in case and if possible, of surface contaminations too) and of viral loads in biological matrixes is proposed, with the subsequent construction of a scenario-exposure matrix. A scenario-exposure matrix for SARS-CoV-2 may represent a useful tool for research and practical risk management purposes, helping to understand the possibly critical circumstances for which no direct exposure measure is available (this is an especially frequent case, in contexts of low socio-economic level) and providing guidance to determine evidence-based public health strategies.

 Keywords: COVID-19, SARS-CoV-2, viral load, exposure level, quantification, risk

Riassunto

I determinanti del rischio di essere infettati da SARS-CoV-2, contrarre COVID-19 ed essere affetti dalle forme più gravi della malattia sono stati generalmente esplorati in termini meramente qualitativi. Pare ragionevole argomentare che i pattern di rischio per COVID-19 abbiano da essere utilmente studiati anche in termini quantitativi ogni volta che sia possibile, applicando a SARS-CoV-2 lo stesso approccio alla relazione “dose di esposizione vs risposta patologica” comunemente usato per gli agenti chimici e già seguito per altri agenti biologici. Un tale approccio risulta di rilevanza peculiare nei campi dell’epidemiologia occupazionale e della medicina occupazionale, ove l’identificazione delle fonti di un’esposizione pericolosa e della rete di causazione di una malattia è spesso incerta e discussa; esso è rilevante anche quando si valuti il rischio di popolazione. Scenari lavorativi specifici, che coinvolgono fondamentalmente operatori sanitari, mostrano proporzioni importanti tanto di soggetti semplicemente infettati da SARS-CoV-2, quanto di soggetti malati con malattia, rispettivamente, lieve, moderata e grave. Quadri analoghi sono stati descritti in riferimento a variegate circostanze di esposizione di comunità, per esempio, lo stare in luoghi pubblici affollati, il viaggiare all’interno di mezzi di trasporto affollati, l’essere ospitati all’interno di case di riposo assistite, il vivere nello stesso ambiente familiare di un malato di COVID-19. L’ipotesi che queste risultanze siano una conseguenza non solo di elevate probabilità di esposizione, ma anche di dosi elevate (come prodotto tanto dell’intensità quanto della durata, con possibili effetti autonomi di picchi di esposizione) merita di essere testata in modo sistematico, allo scopo sia di ricostruire la rete di causazione di casi individuali e clusterizzati di COVID-19 sia di fronteggiare situazioni di rischio critico per SARS-CoV-2, che necessitano di essere tempestivamente identificate, mappate e risolte. Un complesso limitato, ma coerente di lavori che supportano tali assunzioni è stato reperito in letteratura. Sotto queste premesse, viene proposta la costruzione di un repertorio strutturato di valori di concentrazioni virali in aria (se del caso e se possibile, anche di contaminazioni di superfici) e di cariche virali in matrici biologiche, con la conseguente costruzione di una matrice scenario-esposizione. Una matrice scenario-esposizione per SARS-CoV-2 potrebbe costituire uno strumento utile per scopi di ricerca e di pratica gestione del rischio, aiutando la comprensione di circostanze possibilmente critiche riguardo alle quali non si disponga di alcuna diretta misura dell’esposizione (un’eventualità particolarmente frequente nei contesti di basso livello socio-economico) e fornendo una guida alla definizione di strategie di sanità pubblica basate su evidenze.

 Parole chiave: COVID-19, SARS-CoV-2, carica virale, livello di esposizione, quantificazione, rischio

 11/12/2020      Visite